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| Il "Poz" volta pagina |
Il PalaMauro in piedi, metà dei presenti con gli occhi lucidi e lui, il "Poz", che piange come un bambino. La "mosca atomica" ha detto basta, e Avellino, idealmente a nome di tutto il basket italiano, gli tributa una standing ovation che dura un'eternità, poi, ai microfoni di Sky, Gianmarco Pozzecco si lascia andare a uno sfogo che è insieme liberatorio e toccante: "Vorrei ringraziare prima di tutto Enzo Sindoni e poi tutte le persone che in questi trent'anni mi hanno sopportato, hanno cercato di capirmi. Vi chiedo scusa per tutto quello che ho fatto di sbagliato, ma l'ho fatto per amore spasmodico per questo sport". Lascia a poco meno di 4' dalla fine di gara 3 fra la Air e la sua Pierrel, la partita che sancisce la fine della corsa playoff della rivelazione Capo d'Orlando e il punto di non ritorno della carriera, iniziata fra i professionisti nel lontano 1991, di uno dei talenti più puri della pallacanestro tricolore.
"Sono trent'anni che gioco, ho cominciato a quattro anni con mio fratello. Ho smesso di fare quello che amo fare sin da bambino. Nella mia carriera mi sono successe tante cose stupende, l'unica veramente brutta è stata la perdita di un caro amico come Chicco Ravaglia. Ringrazio tutti quelli che mi hanno insultato in carriera, mi hanno dato la forza di continuare e quest'anno invece mi hanno applaudito, e questo è stato ancora più bello".
Goriziano di nascita ma varesino d'adozione, 36 anni a settembre, l'ex play azzurro chiude lasciando un'impronta per molti versi indelebile, grazie al suo gioco imprevedibile e a volte "assurdo" ma tremendamente efficace. Udine, Livorno, Varese, Fortitudo, Saragozza, Khimki e Orlandina le tappe del suo viaggio sul parquet, con la nazionale come fiore all'occhiello, e l'argento ad Atene 2004,
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