L'Italia ha chiuso la sua partecipazione ai Giochi di Pechino portandosi a casa ben 28 medaglie, quota ampiamente prevista dagli addetti ai lavori. Come spesso accade però questa cifra è stata raggiunta in un modo diverso da quello che ci si aspettava ma alla fine delusioni e sorprese hanno finito col bilanciarsi.
Per quanto riguarda i protagonisti più attesi andati incontro a clamorosi flop non si può evitare di menzionare la più giovane azzurra presente in Cina, ovvero Vanessa Ferrari, che al pari delle ragazze della ritmica e dei vari Coppolino, Morandi e Cassina è rimasta a bocca asciutta, come anche la Cagnotto e gli olimpionici di Atene Baldini, Brugnetti e Montano. Non sono però state da meno le squadre, dal calcio alla pallavolo, passando per la pallanuoto, che al contrario di quanto avvenuto in Grecia quattro anni fa non hanno fruttato nemmeno un podio.
Fortunatamente sono invece arrivate diverse medaglie insperate da discipline ancora poco conosciute: la judoka Quintavalle, il lottatore Minguzzi e la tiratrice Cainero hanno infatti conquistato degli ori senza i quali la situazione sarebbe decisamente meno rosea. Le conferme hanno riguardato quegli sport che sono ormai delle inesauribili fonti di successi, ovvero la scherma dell'invincibile Vezzali, la canoa dell'eterna Idem e la boxe del dominante Cammarelle.
Meritano infine un discorso a parte le due grandi discipline di base, ovvero l'atletica e il nuoto: le medaglie in entrambi i casi sono arrivarte ma col contagocce e probabilmente era lecito aspettarsi qualcosa di più specialmente in piscina dove Boggiatto e compagni hanno dato un bel contributo quanto a quarti posti.
In definitiva quindi si può dire che l’obiettivo delle 27 medaglie di cui parlava il presidente del Coni Gianni Petrucci è stato raggiunto e superato anche se non si può fare a meno di notare un peggioramento rispetto alle Olimpiadi di Atene, dovuto anche e soprattutto all'improvvisa esplosione della Cina e alla rinascita della Gran Bretagna.
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